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Biography
 
 

2004: Gli esordi
I Sergeant S. sono una band del cittadellese, nascono nel giugno 2004 ad opera di Silvia Lovisetto, cuore pensante della band, da tempo alla ricerca delle persone adatte a coltivare il suo progetto. Cantante  e pianista profondamente ispirata dalle personalità femminili ‘storte’ di P. J: Harvey, Tori Amos, nonché da colossi del rock cantautoriale più oscuro quali Nick Cave e Tom Waits, trova inizialmente in Andrea Pan il chitarrista ideale per dare forma a quella mescolanza di suoni e stile che diventeranno il marchio tipico di Sergeant S., un sound che attinge dal blues più sanguigno al rock più ricercato. Nonostante il duo risulti straordinariamente affiatato e partorisca idee originali e personali, la sezione ritmica per i primi tempi stenta a trovare stabilità.  questa precarietà pare tuttavia non incidere troppo negativamente sulla crescita della band.

Il debutto avviene in famiglia, a dicembre, al ‘Punkie Reggae Pub’ di Liedolo, locale famoso per la capacità di dare spazio alle molteplici e meritevoli band sia italiane che straniere.

2005: Emergenza live Festival e Giulio Favero
 Nel gennaio 2005 inizia l’esperienza di ‘Emergenza Live Festival’, concorso di portata mondiale, che porta inaspettate e piacevoli soddisfazioni; infatti i Sergenti riescono a passare il primo turno classificandosi al terzo posto, ottenendo i consensi di un pubblico votante, perlopiù sconosciuto. Le cose si ripetono alla selezione successiva, e con ulteriore sbigottimento da parte della band, che si ritrova a vincere la serata con uno smacco di 97 voti rispetto ai 45 dei secondi classificati, nonostante si ritrovi a suonare in condizioni ‘precarie’ alternando due batteristi e ad improvvisare gran parte del repertorio. Arriva infine il momento dell’ultima selezione, fase in cui si decide chi avrà accesso alle finali, ultima tappa prima dell’ambito ‘Marcon Festival’. Anche questa volta la band raggiunge il primo posto, e riscuote un successo impensato, che pare allargarsi concerto dopo concerto.
Il concerto si conclude al Banale in Giugno con un Terzo Posto nella Finale Regionale; L’esperienza è stata positiva non tanto per la classificazione quanto per le opportunità che sono state proposte per lo sviluppo di altri progetti.
Quindi  la partecipazione al Festival ‘Suoni di Marca’ di Treviso e lo Show Case del 15 ottobre per l’apertura invernale del ‘New Age Club’ di Roncade.

Parallelamente all’attività live il giovane gruppo è stato impegnato fin dalla primavera nella registrazione di un Ep, negli studi del già noto, irreprensibile, Giulio Favero, ex chitarrista dei One Dimensonal Man, nonché collaboratore di numerosi gruppi ormai collaudati nella scena underground.

Nel periodo autunnale la band si ritira per lavorare a nuovi brani, definire in maniera più precisa sound e stile, concludere il Promo dal titolo: ‘Thirsty girls: the hold of desire’ e ultimare il sito in forma definitiva.

Nel  frattempo inizia la selezione per Arezzo Wave, che porterà la band ad esibirsi sul noto palco dello Zion Club, e ad essere invitata per un’intervista a Radio Base.
Novità per la nuova stagione sarà l’utilizzo di due chitarre in alcuni nuovi brani, con il debutto di Silvia tra le sei corde, con una splendida fiammante Gretch semiacusitca  verde chiaro.

2006.07;  RED HOUSE RECORDINGS E ROB ELLIS
L’inizio del 2006 vede quindi Sergeant S. impegnati con Arezzo Wave Q13.
Dopo la selezione iniziale avvenuta tra dicembre e gennaio è stato superato il primo turno con il live allo ‘Zion Club’ di Conegliano, che ha portato alla finale regionale al ‘Teatro del Parco’ di Mestre.

Nel giugno dello stesso anno trova definitiva stabilità la sezione ritmica, con l’arrivo di Pacio (Giovanni Beghetto), mentre purtroppo il feeling creativo tra Andrea e Silvia va deteriorandosi sempre più, poiché ora Silvia ha bisogno di scrivere da sola i nuovi brani, con l’apporto chitarristico solo negli arrangiamenti, e non più di una produzione a quattro mani. Questo porterà nel febbraio 2007 ad una rottura drastica con  Andrea, presto sostituito da Paolo Narduzzo, chitarrista dalle doti particolarmente rare.

Tutto il 2006 è impegnato per comporre i brani del primo vero disco di Sergeant S., che richiederà a Silvia uno snervante lavoro di analisi e ricerca per assecondare un’urgenza creativa che  pretende atmosfere e tematiche  continuamente intrecciate tra agreste e cittadino, mistico e dissacratorio, puro e sporco, desiderio e martirio, perversione e tormento, peccato e castigo, erotismo e santità… in perfetta coerenza con la sua personalità costantemente dibattuta tra sacro e profano, giusto e sbagliato, tesa ad una interminabile e spossante ricerca della Verità.  Il tutto  coadiuvato, nelle canzoni,  da una continua tensione al lamento, al senso di un rifiuto che risulta più che giustificato e di un dolore lacerante provocato dalla constatazione dei delitti del mondo.
Ecco perché il titolo del disco diventa LACERA IMPLORANTE, una condizione che riporta indubbiamente, tra gli altri, a Polly Harvey, e che perciò permette facilmente a Rob Ellis, storico batterista, arrangiatore e produttore della controversa artista, e stavolta produttore del disco del Sergente, di trovare in questo progetto pane per i suoi denti.
Nel 2007 infatti Silvia contatta il Red House Recordings di Senigallia, studio che da tempo sognava per la realizzazione del suo disco, e scherzo del destino, ritrova proprio il suo mito Rob Ellis a collaborare lì. Con questi Silvia era già in contatto, ma solo telefonico, da un paio d’anni, grazie ad un concerto dove Rob suona con  Marlene Kuntz e grazie anche a Giulio Favero, che gli fa avere l’Ep.
Dopo una visita al Red House nel febbraio 2007 scatta immediatamente lo sperato e attesissimo incontro con Rob, ed è amore a prima vista, tanto che a pranzo Rob non tocca cibo, già immerso nell’analisi dei testi di Silvia…
L’appuntamento per la session di registrazione è per il mese di giugno, ma intanto inizia una fitta corrispondenza via mail tra Silvia e Rob, in cui vengono spediti i nuovi brani in versione demo e spiegate visceralmente le tematiche e le coordinate che vuole prendere l’album.
Quasi venti giorni totalmente vissuti in studio sono serviti per realizzare un prodotto totalmente personale ed esattamente in linea con la traiettoria iniziale. Costantemente a contatto con la musica, con la registrazione, con l’analisi capillare dei suoni e delle tematiche, delle sensazioni, e grazie anche a professionisti particolarmente sensibili e adatti  a recepire questo genere musicale, nel totale rispetto delle canzoni e di quello che esigevano per maturare definitivamente, il disco respira le sue stesse emozioni, rimanda a sé stesso, poiché sé stesso ha ritrovato incarnato al Red House. Ogni angolo del Red House trasuda spessore, vissuto, immerso com’è nelle colline di Senigallia, un’ atmosfera distesa, ariosa ma piena di riflessioni permea le pareti del vecchio casolare rosso, pervade gli esterni, e proprio questa ambientazione è quella che innerva i testi di Silvia, fin da quando sono nati, quindi nello studio e nel suo paesaggio hanno paradossalmente trovato la loro corrispondenza…  
L’esperienza al Red House è stata rivelatrice, illuminante ma anche ‘nutritiva’in tutti i suoi aspetti, e anche perchè la band ha trovato in Rob un musicista geniale e preparatissimo, ma soprattutto perfettamente in sintonia con le inclinazioni stilistiche ed emotive del disco e della band, un produttore non solo capace, ma anche dotato di un’umanità rara, nonché di una professionalità e correttezza ineccepibili. Una persona fortemente intuitiva e piena di buon gusto, che sa trasformare in musica le idee, i pensieri di chi glieli comunica, realizzandoli.